
Mi chiamo Elena e sono psicologa, coach specializzata in Life e Parent Coaching e mediatrice familiare.
Nel mio lavoro accompagno coppie di genitori che stanno attraversando momenti di difficoltà nella
relazione o che sentono il bisogno di fermarsi a capire meglio cosa sta succedendo nella loro famiglia.
Il mio interesse professionale si è sviluppato nel tempo intorno al sistema famiglia: inizialmente con uno sguardo rivolto alla crescita e all’educazione dei figli e, successivamente, con un’attenzione sempre più specifica alla relazione tra i genitori, alla gestione dei conflitti e alla comunicazione.
Nel corso degli anni ho maturato la convinzione che molte crisi familiari non nascano solo da mancanza di affetto o di volontà, ma spesso dalla difficoltà di trovare uno spazio in cui potersi
fermare, parlare e comprendersi davvero.
Accanto alla mia formazione professionale, la mia esperienza personale di figlia, moglie e madre mi ha insegnato quanto la vita familiare sia fatta di equilibri delicati, momenti di crescita, tensioni e cambiamenti.
Non è sempre facile e non esistono soluzioni perfette.
Ma ho imparato che quando le persone riescono a guardare con più consapevolezza ciò che sta accadendo nella relazione, diventa possibile trovare modi nuovi per affrontare le difficoltà.
Nel mio lavoro utilizzo strumenti provenienti dalla psicologia, dal coaching e dalla mediazione
familiare, con l’obiettivo di creare spazi di confronto strutturati in cui le coppie possano rallentare il conflitto, chiarire le proprie posizioni e fare scelte più consapevoli, soprattutto quando ci sono figli.
Nel mio lavoro offro alle coppie di genitori uno spazio di confronto strutturato e guidato, in cui è possibile fermarsi, parlare e guardare con maggiore consapevolezza ciò che sta accadendo nella relazione. Quando la comunicazione si è fatta difficile o il conflitto sembra prendere il sopravvento, diventa fondamentale creare un tempo e un luogo in cui il dialogo possa tornare ad essere possibile. Questo spazio non serve a stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma ad aiutare le persone a comprendere meglio se stesse, l’altro e la situazione che stanno vivendo. Il percorso si sviluppa generalmente attraverso tre passaggi.
1. Fermarsi e trovare uno spazio per esprimersi
Il primo passo è creare uno spazio neutro, protetto e rispettoso in cui i partner possano esprimere ciò che stanno vivendo.
Spesso nelle situazioni di tensione le emozioni si accumulano senza trovare un luogo in cui essere ascoltate.
Avere la possibilità di parlare, anche di ciò che fa male o fa arrabbiare, permette già di alleggerire il peso della situazione.
A livello individuale questo aiuta a riconoscere e verbalizzare i propri bisogni.
A livello di coppia, pone le basi per iniziare ad affrontare la difficoltà in modo diverso.
2. Comprendere ciò che sta accadendo nella relazione
Quando le persone trovano il tempo per fermarsi e confrontarsi, diventa possibile sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che accade dentro di sé e nella relazione.
In questa fase si lavora per:
riconoscere gli stati emotivi che alimentano il conflitto
comprendere le dinamiche che si creano tra i partner
dare un significato più chiaro a ciò che sta accadendo
Il conflitto non viene evitato, ma esplorato in modo diverso. Attraverso il confronto guidato diventa possibile riconoscere i bisogni che spesso si nascondono dietro alla rabbia, alla distanza o al dolore. Questo processo favorisce una maggiore comprensione reciproca e apre la possibilità di comunicare in modo più chiaro e rispettoso.
3. Fare scelte più consapevoli
Quando la comunicazione cambia e la comprensione reciproca cresce, anche le decisioni possono essere affrontate con maggiore lucidità. Le coppie iniziano a individuare soluzioni più sostenibili per la loro situazione e,
soprattutto quando ci sono figli, possono prendere decisioni che tengano conto dell’intero sistema familiare.
Le scelte non vengono più subite o imposte dalle circostanze, ma costruite attraverso un percorso di ascolto, responsabilità e consapevolezza condivisa.
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Quando una coppia entra in crisi e decide di separarsi, spesso tutta l’attenzione si concentra sugli adulti: sulle ferite, sulle delusioni, sui conflitti che hanno portato alla fine della relazione.
Eppure, quando ci sono dei figli, la separazione non riguarda solo la coppia: riguarda l’intero sistema familiare.
Per un bambino la separazione dei genitori rappresenta uno degli eventi più destabilizzanti della vita familiare. Vengono meno molte certezze: la stabilità quotidiana, la prevedibilità delle relazioni, la sicurezza affettiva.
I bambini possono provare emozioni molto intense: tristezza, rabbia, senso di perdita, paura di essere abbandonati o di perdere l’amore di uno dei genitori. Alcuni arrivano persino a pensare di essere in qualche modo responsabili della separazione.
È importante però chiarire un punto fondamentale: non è la separazione in sé a danneggiare i figli, ma il modo in cui i genitori gestiscono il conflitto.
Gli effetti del conflitto sui figli
Quando la conflittualità tra i genitori è intensa e persistente, i figli possono trovarsi esposti a un carico emotivo difficile da sostenere.
Gli effetti possono manifestarsi in modi diversi.
Effetti manifesti
Sono quelli più immediatamente osservabili e variano a seconda dell’età del bambino.
Nei bambini più piccoli possono comparire:
irritabilità
disturbi del sonno
comportamenti regressivi
ansia da separazione.
Nei bambini in età scolare sono più frequenti:
sensi di colpa
tristezza
paure irrazionali
fantasie di riconciliazione dei genitori.
Negli adolescenti possono emergere:
isolamento
calo del rendimento scolastico
comportamenti oppositivi
ricerca di comportamenti a rischio.
Queste reazioni non sono necessariamente permanenti, ma rappresentano segnali di un disagio che merita attenzione.
Effetti indiretti
Il clima familiare caratterizzato da tensione e conflitto può influenzare anche il modo in cui i figli costruiranno le loro relazioni future.
Le esperienze vissute nell’infanzia contribuiscono infatti alla costruzione dei modelli di attaccamento e possono influenzare il modo in cui una persona vivrà le relazioni affettive nella vita adulta.
Effetti “sfumati”
Esistono poi dinamiche più sottili, ma altrettanto problematiche.
Tra queste vi sono situazioni in cui i figli vengono coinvolti nel conflitto tra i genitori, ad esempio quando uno dei due cerca la loro alleanza contro l’altro. In questi casi il bambino può trovarsi in una posizione molto difficile, sentendosi costretto a scegliere tra le due figure più importanti della sua vita.
Quando questo accade, il figlio rischia di diventare parte del conflitto, invece di essere protetto da esso.
Separarsi come coppia, restare genitori
Una delle chiavi fondamentali per tutelare i figli durante una separazione è distinguere il piano coniugale da quello genitoriale.
Gli adulti possono smettere di essere partner, ma continueranno sempre a essere genitori.
Questo richiede un alto livello di responsabilità, sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista psicologico.
Nella pratica, però, non è sempre facile. Quando una relazione finisce, emozioni come rabbia, delusione, rancore o senso di abbandono possono prendere il sopravvento e rendere difficile mantenere uno sguardo lucido sui bisogni dei figli.
Può accadere che i genitori, concentrati sul conflitto reciproco, finiscano per perdere la capacità di ascoltare e sostenere emotivamente i propri bambini.
È proprio in questi momenti che diventa fondamentale ricordare che i figli hanno diritti precisi che devono essere tutelati.
I diritti dei figli nella separazione dei genitori
In Italia esiste un documento molto importante: la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, che mette al centro il punto di vista dei bambini.
Tra i diritti fondamentali dei figli vi sono:
il diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori
il diritto a non essere coinvolti nei conflitti tra gli adulti
il diritto a continuare ad essere amati e accuditi da entrambi
il diritto a non dover scegliere tra il padre e la madre
il diritto ad essere ascoltati e presi in considerazione, in base alla loro età e maturità.
Questi principi sono coerenti anche con l’evoluzione del nostro ordinamento giuridico, che ha progressivamente sostituito il concetto di potestà genitoriale con quello di responsabilità genitoriale.
L’attenzione non è più centrata sui diritti dei genitori, ma sull’interesse superiore del minore.
In questa prospettiva si inseriscono principi fondamentali come:
il diritto alla bigenitorialità
l’affidamento condiviso
il diritto all’ascolto del minore capace di discernimento.
La tutela di questi diritti è stata ulteriormente rafforzata anche dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022), che ha introdotto importanti innovazioni nei procedimenti in materia di famiglia.
La mediazione familiare come spazio di tutela
Quando una coppia con figli attraversa una separazione, può essere molto utile avere uno spazio neutrale in cui confrontarsi.
La mediazione familiare offre proprio questa possibilità.
Si tratta di un percorso in cui i genitori, con l’aiuto di un professionista terzo e imparziale, possono lavorare per:
ristabilire una comunicazione più costruttiva
ridurre il livello di conflittualità
costruire accordi condivisi riguardo alla vita dei figli.
L’obiettivo non è stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma aiutare i genitori a riorganizzare la relazione familiare in modo più collaborativo.
Quando questo accade, diventa più facile costruire un rapporto di cogenitorialità, in cui entrambi i genitori continuano a partecipare in modo attivo alla crescita dei figli.
Se vuoi, puoi prenderti uno spazio per riflettere e…
Provare a porti alcune domande:
In che modo il conflitto con il mio partner sta influenzando il benessere dei nostri figli?
Riesco a distinguere ciò che appartiene alla relazione di coppia da ciò che riguarda il mio ruolo di genitore?
Quali scelte potrebbero aiutare i miei figli a sentirsi più protetti in questo momento difficile?
A volte fermarsi a riflettere è il primo passo per costruire un modo diverso di attraversare il conflitto.
Perché, anche quando una relazione finisce, i figli continuano ad avere bisogno di entrambi i loro genitori.
N.B.
se sei interessato/a alla Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, puoi consultare la versione integrale QUI https://www.garanteinfanzia.org/diritti-dei-figli/Libretto.pdf
Elena Mossi – Psicologa
Professionista iscritto all'Albo degli Psicologi della Regione Lombardia n. 26730
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